Pax Victoriana

Corre l’anno 1889. Sono passati ormai 100 anni da quando l’Impero Britannico ha assunto il totale controllo di ogni via marittima. Le tredici colonie Americane insorte sono state piegate con la forza dell’acciaio e del vapore. La pace di Parigi dopo la bruciante sconfitta a Waterloo ha reso la Francia una semplice nota a piè di pagina di fronte all’egemonia Britannica. I protettorati in India e a Ceylon permettono alla flotta della Regina di controllare l’Asia e la Cina. In Africa, i coloni olandesi e francesi sono stati spazzati via, sostituiti da governatori inglesi tanto crudeli quanto efficienti, violentando il puro paesaggio africano per l’oro, i diamanti e il carbone che gli inglesi bramano. L’Australia, ri-sottomessa integralmente al dominio della corona, è stata trasformata in una gigantesca colonia penale per i dissidenti, trasformata nella più grande dittatura militare mai vista.

Il parlamento inglese è stato trasformato in niente più che un orpello estetico, mentre la gerarchia imperiale gestisce la gran parte del pianeta.

Ma non basta una potenza di fuoco superiore per tenere l’intero globo nella propria tenaglia. Ovunque moti di resistenza sorgono e vengono repressi nel sangue; la pace della regina è alimentata tanto dal carbone quanto dal sangue dei patrioti.

In Irlanda movimenti rivoluzionari cercano di sfuggire tra le dita di un Impero che ormai ha ampliato troppo i suoi domini. Il sospetto che la Grande Carestia delle Patate del 1845 sia stato il risultato di guerra biologica da parte della corona s’insinua sempre più in ogni fascia della popolazione. L’introduzione di nuove macchine a vapore e dei costrutti umanoidi a orologeria ha reso la principale esportazione irlandese, la mano d’opera a basso costo, obsoleta. Solo la costante repressione militare e i terribilmente efficienti servizi segreti di Sua Maestà impediscono lo scoppio di una vera e propria guerra civile.

Nell’Europa centrale, la Prussia e l’Impero Austro-Ungarico sono in una perenne situazione di stallo. Defraudati dalla loro passata egemonia e condannati all’obsolescenza di fronte alla marcia del progresso inglese, le nazioni teutoniche restano impantanate in una continua guerra intestina. Con le miniere dello Zollverein nel centro della disputa, entrambe le nazioni sono disperatamente alla ricerca di una fonte di energia alternativa. Un promettente prototipo di nuovo motore era stato presentato dal professor Rudolf Diesel agli Asburgo; ma a seguito di un misterioso incidente il professore sembra essere svanito dalla faccia della terra. Le due nazioni si incolpano a vicenda per il fallimento.

Ad un oceano di distanza dal resto dell’Impero, l’America è vista da molti come una terra di tolleranza e di opportunità. Ciò è quasi vero almeno lontano dalla costa est, dove sorgono le gigantesche città industriali e c’è la più alta concentrazione di lealisti inglesi. Allontanandosi verso l’entroterra, dove l’Impero ha ben pochi interessi economici se non nelle infinite distese di grano, lo spirito del far West vive in città minerarie e avamposti di frontiera. Lontani dall’asettica gerarchia vittoriana, qui la popolazione resta comunque profondamente divisa per razza, ideologia e per scelta. La parvenza di democrazia che si trova in queste regioni è dovuta più che altro al fatto che la violenza è accessibile a tutti.

Ma la distanza tra l’Europa e l’America si sta per accorciare, con il volo inaugurare dell’Union, il più grande e veloce Zeppelin civile mai costruito, in grado di compiere il viaggio transcontinentale in una sola settimana. Molti sperano che questa “globalizzazione” porti l’Impero Britannico ad una progressiva apertura democratica. Altri sono convinti che sia solo un altro passo verso una sempre più stretta dittatura globale.

Quel che è certo è che il primo volo dell’Union sarà una momento epocale.

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